Gianni Alemanno ha lasciato il carcere di Rebibbia questa mattina, dopo 1 anno, 5 mesi e 24 giorni di detenzione. L’ex sindaco di Roma, 68 anni, era entrato nel penitenziario romano il 31 dicembre 2024 per scontare la condanna per traffico di influenze illecite nell’ambito dell’inchiesta «Mondo di Mezzo». Ad attenderlo fuori dal portone di via Raffaele Majetti c’erano il suo avvocato Edoardo Albertario, familiari, amici e un centinaio di sostenitori che lo hanno accolto con cori ritmati: «Gianni, Gianni» e «Uno di noi».
«Non dovevo stare qua»
Il primo pensiero di Alemanno, davanti alle telecamere, è andato alla propria vicenda giudiziaria. «Esco dal carcere da innocente», ha dichiarato con nettezza. «Ho fatto un anno e mezzo di carcere e non dovevo stare qua. Rifarei tutto perché sono innocente rispetto ai fatti che mi sono stati contestati». L’ex sindaco sostiene che il reato per cui è stato condannato sia stato di fatto abolito dalla cosiddetta legge Nordio del 2024. Va tuttavia segnalato che la Corte d’Appello di Roma e successivamente la Cassazione, già nel febbraio 2025, hanno respinto questa tesi difensiva, ritenendo sussistente una continuità normativa tra l’abuso d’ufficio abrogato e il reato di peculato per distrazione introdotto contestualmente, con il risultato che la condanna è rimasta in piedi.
Alemanno, che ha raccontato in un lungo messaggio affidato ai social le settimane precedenti all’uscita, non nega le difficoltà di questo periodo. «Ho trovato un universo carcerario più degradato rispetto a quanto ricordassi», ha scritto, descrivendo celle progettate per quattro persone che ne ospitano sei, percorsi di reinserimento ridotti a privilegio per pochi e una burocrazia penitenziaria che definisce «lenta e oppressiva». «In carcere la Repubblica italiana perde la faccia», ha detto all’uscita. Nell’intervista rilasciata a L’Aria che Tira su La7, ha rivolto il primo pensiero ai detenuti che rimangono nelle strutture, promettendo di incontrare il ministro della Giustizia Carlo Nordio per portare all’attenzione delle istituzioni l’emergenza del sovraffollamento, che stima intorno al 140 per cento.
L’attacco al governo Meloni e il messaggio a Vannacci
Nella sua prima dichiarazione pubblica Alemanno non ha risparmiato critiche al governo guidato da Giorgia Meloni. «Sul sovraffollamento il governo Meloni non ha fatto nulla», ha affermato con decisione, aggiungendo poi un messaggio diretto alla presidente del Consiglio: «Se vuole parlare può chiamare Vannacci. Sa dove trovarci». Un passaggio che sintetizza la traiettoria politica che l’ex sindaco ha scelto per il futuro. Nel corso dell’uscita dal carcere ha ribadito la propria intenzione di fare politica accanto al generale Roberto Vannacci e al suo movimento Futuro Nazionale, sottolineando però che «non siamo d’accordo su tutto».
Alemanno ha parlato di un percorso genuino, frutto di una riflessione maturata anche durante i mesi di detenzione. «Quando si diffondeva la voce della mia adesione a Vannacci, ho ricevuto solidarietà dai detenuti, dalle guardie, dalle infermiere. Questo mi dice che qualcosa sta accadendo intorno a Futuro Nazionale: il popolo parla», ha spiegato. Sul piano programmatico ha rilanciato l’idea di un «sovranismo sociale», con proposte concrete come quella di un sistema di «immigrazione rotazionale» basato su lavoro temporaneo e ritorno nei Paesi d’origine.
Il pranzo con duecento militanti
Subito dopo aver lasciato il penitenziario, Alemanno si è recato al ristorante «Il Mozzico», sulla via Tiburtina, a pochi passi da Rebibbia, per un pranzo organizzato da amici e sostenitori. Ad accoglierlo circa duecento persone tra militanti, simpatizzanti e dirigenti politici, compresi esponenti di Futuro Nazionale e volti storici della destra romana. Presente anche la showgirl Sylvie Lubamba, che ha scherzato: «Festeggiamo l’onomastico del nostro leader». Durante il pranzo, Alemanno ha rimesso al collo la catenina con la croce celtica, gesto che non è passato inosservato. A infilargli la catena è stato Massimo Arlechino, presidente di Indipendenza. «Grazie a chi ha retto botta, discusso e dialogato. Ora con Vannacci abbiamo una strada: quella del cambiamento», ha detto rivolgendosi ai presenti, con tono visibilmente emozionato. Quanto agli assenti, ha commentato con una nota di amarezza: «Mi dispiace non aver visto tanti amici di Fratelli d’Italia».
La nuova alleanza e gli scenari futuri
L’incontro tra Alemanno e Vannacci era atteso. Già prima dell’uscita dal carcere, il generale aveva dichiarato: «Noi non lasciamo indietro nessuno». L’annuncio della confluenza di Indipendenza in Futuro Nazionale era stato anticipato nei giorni precedenti, ma Alemanno tiene a precisare che si tratta di un’alleanza fondata su convergenze reali e non su opportunismi tattici. «Dobbiamo delineare un progetto di sovranismo sociale», ha detto, indicando nel «cambiamento» la parola d’ordine del nuovo percorso politico. All’indirizzo di Meloni ha lanciato anche un appello diretto: «Bisogna cambiare tutto, in Italia non c’è nulla da conservare. Chiami Vannacci e costruiamo qualcosa insieme».
I prossimi passi, secondo quanto dichiarato, prevedono l’incontro con il ministro Nordio sulla questione carceraria e la definizione di una piattaforma programmatica comune con Futuro Nazionale in vista delle prossime scadenze elettorali.









