Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov è tornato ancora una volta al centro della ribalta. Solo qualche giorno fa aveva dichiarato che l’Unione Europea si sta preparando alla guerra entro il 2030, e che uno scontro nucleare sarebbe catastrofico. Questa volta ha accusato gli Stati Uniti di essere direttamente coinvolti negli attacchi ucraini contro il territorio russo. Intervenendo oggi a un forum, e citato dall’agenzia Tass, Lavrov ha dichiarato: «Senza l’aiuto diretto americano nella guida e nell’ottenimento di dati per l’individuazione di obiettivi, è impossibile fare ciò che l’Ucraina sta facendo ora, lanciando attacchi terroristici sul territorio russo». Una dichiarazione netta, che secondo Mosca fotografa non un semplice sostegno militare, ma una partecipazione operativa di Washington al conflitto.
Il contesto: accuse di lunga data, ora più esplicite
Le parole pronunciate martedì non sono isolate. Già nella giornata del 23 giugno, parlando agli ambasciatori stranieri riuniti a Mosca, Lavrov aveva innalzato il livello dello scontro diplomatico con Occidente e Stati Uniti, accusando l’Unione europea di aver «apertamente adottato i metodi terroristici del regime di Zelensky» e Washington di aver abbandonato ogni pretesa di mediazione imparziale per abbracciare invece «una strada di intensificazione della pressione sanzionatoria sulla Russia». In quella sede, Lavrov aveva anche ribadito la disponibilità di Mosca a difendere la Bielorussia «con l’intera gamma di misure previste dal trattato» in caso di aggressione esterna.
Le dichiarazioni del capo della diplomazia russa trovano una sponda nell’analisi di Nicolai Lilin, figura nota al pubblico italiano. In [un video ripreso da Byoblu \[3.0\]](/missili-britannici-voronezh-nato-specialisti-ucraina/), Lilin aveva sostenuto che i missili da crociera britannici Storm Shadow caduti sulla città di Voronezh non fossero stati lanciati da operatori ucraini, bensì da specialisti militari della NATO operanti direttamente dal suolo ucraino. La tesi di fondo, secondo Lilin, è che l’Ucraina non disponga autonomamente della capacità tecnica per utilizzare i sistemi missilistici occidentali più sofisticati, i quali richiedono operatori qualificati forniti dai Paesi produttori.
Le due letture convergono
Se le posizioni di Lavrov si collocano sul piano diplomatico-istituzionale, quelle di Lilin appartengono all’analisi geopolitica indipendente. Eppure entrambe convergono su un punto centrale: la partecipazione diretta di attori occidentali — americani e britannici — nell’esecuzione materiale delle operazioni militari contro la Russia, al di là della semplice fornitura di armamenti.
Lilin, nel suo video, aveva richiamato l’attenzione sull’attacco a Voronezh — che avrebbe coinvolto dieci missili Storm Shadow — e sugli stati di allerta missilistica scattati in regioni interne della Russia ben lontane dalla linea del fronte, come il Tatarstan, Saratov e Penza. Secondo la sua lettura, questi episodi testimonierebbero la volontà britannica di «colpire la Russia in profondità», linea che Londra avrebbe già fatto propria in sede G7.
La risposta occidentale e il fronte diplomatico
Dal versante opposto, il premier britannico Keir Starmer, a margine del vertice dei leader del formato E5 a Berlino, ha rivendicato il sostegno a Kiev come un risultato di cui essere «orgoglioso», annunciando nuovi investimenti nella difesa e una NATO «più europea». Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito che «il sostegno europeo non cede», mentre la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha confermato l’impegno di Roma sulle infrastrutture critiche e la resilienza energetica ucraina. E proprio oggi a margine del vertice del formato E5, che riunisce Italia, Germania, Francia, Regno Unito e Polonia, a Berlino, ha dichiarato: “L’Europa deve assumersi le proprie responsabilità in materia di difesa e sicurezza, rafforzando la componente europea dell’Alleanza atlantica in complementarietà con gli Stati Uniti. L’incontro ci ha offerto l’opportunità di approfondire gli strumenti che abbiamo a disposizione per rafforzare la capacità comune di rispondere alle complesse sfide che la storia ci sta mettendo di fronte”. Un chiaro riferimento (a intenditor poche parole) all’urgenza con cui la Commissione Europea ha chiesto all’Italia di attivare i 15 miliardi del progetto SAFE (di cui ho parlato qui), che creeranno nuovo debito pubblico e proietteranno l’Italia in una economia di guerra.
La distanza tra le due narrative — quella russa, che descrive una guerra per procura ormai apertamente gestita da Washington e Londra, e quella occidentale, che inquadra il sostegno a Kiev come difesa della libertà e della democrazia — appare oggi più ampia che mai. I prossimi giorni, con la Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina in corso a Danzica fino al 26 giugno, forniranno ulteriori indicazioni sulla direzione che le capitali occidentali intendono imprimere al conflitto. Anche se la direzione appare ovvia, e Lavrov la delinea in fondo in maniera più che evidente.









