Ankara, 7 luglio 2026. Il Segretario Generale della NATO Mark Rutte ha aperto il vertice dell’Alleanza ospitato nel Complesso Presidenziale della capitale turca con una dichiarazione articolata sugli investimenti militari, la guerra in Ucraina e i futuri assetti dell’Alleanza. A seguire, una sessione di domande e risposte con i giornalisti presenti che ha toccato temi che vanno dal rischio nucleare all’assertività cinese nel Pacifico, dalle frizioni interne tra Washington e gli alleati alle accuse di violazioni dei diritti in Turchia.
Poiché per decidere bisogna prima conoscere, riporto qui, in forma analitica e con ampio ricorso alle citazioni dirette, i passaggi più rilevanti di quell’intervento e dello scambio successivo con la stampa internazionale — un documento che, nella sua completezza, non ha trovato spazio sui principali organi di informazione italiani, oscurati dalle polemiche interne sulla querelle Meloni-Trump sulle quali ieri ho già espresso le mie considerazioni.
Il discoro integrale di apertura di Mark Rutte
Buon pomeriggio e benvenuti al complesso presidenziale qui ad Ankara, in Turchia, per il Vertice NATO del 2026.
Prima di tutto, permettetemi di ringraziare il presidente Erdogan e il suo team per averci ospitato in questa sede fantastica. Sono davvero colpito, non da ultimo dall’ospitalità che ci è stata riservata dai nostri ospiti turchi.
Ci incontriamo qui ad Ankara, un anno dopo che i leader della NATO si sono riuniti per il nostro vertice all’Aia, dove gli alleati hanno assunto impegni storici. Hanno concordato sull’urgenza di rendere la nostra Alleanza più forte, a causa del mondo pericoloso che abbiamo di fronte. Si sono impegnati a investire il 5% del PIL nella difesa entro il 2035.
E ora, appena un anno dopo, stiamo già vedendo progressi trasformativi. Qui ad Ankara, mi aspetto che le nazioni presentino piani chiari, concreti e credibili per raggiungere quell’obiettivo del 5%. E le prove che vediamo finora sono impressionanti.
A solo un anno dall’inizio di un progetto decennale, vediamo che gli alleati europei e il Canada stanno già investendo circa il 4% del loro PIL in difesa e sicurezza. Questo include importanti aumenti negli investimenti degli alleati nella difesa essenziale, così come nei loro investimenti collegati alla difesa e alla sicurezza.
L’anno scorso, gli alleati europei e il Canada hanno speso quasi il 20% in più nella difesa essenziale rispetto all’anno precedente. Guardando al 2025 e al 2026 insieme, si tratta di 258 miliardi di dollari di investimenti aggiuntivi.
E la tendenza continua. Avremo bisogno di più forze, più risorse e di una base industriale molto più forte. Dopo anni di investimenti insufficienti, stiamo producendo capacità reali.
Gli alleati europei e il Canada sono ora su una traiettoria che li porterà a eguagliare la spesa per la difesa degli Stati Uniti. E non solo. Stanno assumendo una maggiore leadership all’interno della struttura di comando e controllo della NATO. Stanno facendo di più nella difesa convenzionale, negli sforzi per rafforzare la nostra deterrenza e difesa, anche lungo l’intero fianco orientale, nella regione baltica e nell’Artico. E stanno guidando il sostegno all’Ucraina.
Tutto questo è la prova di un vero cambiamento di mentalità. Un’Europa più forte in una NATO più forte.
L’investimento c’è. E ora dobbiamo assicurarci di tradurre la nostra potenza economica in capacità militari. Mettere il denaro al lavoro. Dai piani di difesa ai droni, dal denaro ai missili e agli intercettori.
Questo significa garantire che l’innovazione sia al centro, superare la frammentazione delle industrie nazionali della difesa e tagliare la burocrazia.
Il Forum dell’Industria della Difesa del Vertice NATO, che ospiteremo domani, sarà la piattaforma in cui mostreremo come stiamo lavorando con l’industria per fornire le capacità che una deterrenza e una difesa credibili richiedono.
Annunceremo decine di miliardi in nuovi contratti, che forniranno l’equipaggiamento cruciale di cui abbiamo bisogno per scoraggiare e difenderci. E quando le nostre industrie, dall’Arkansas ad Ankara, combinano le loro forze e aumentano l’offerta, il risultato non è solo una maggiore sicurezza. Questo contribuirà a far crescere le nostre economie, diffondere l’innovazione e sostenere centinaia di migliaia di posti di lavoro su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Dunque stiamo investendo nella nostra sicurezza, assicurandoci di avere ciò che ci serve per salvaguardare le nostre società oggi e domani. Perché le minacce che affrontiamo sono reali, compresa quella della Russia, che continua a condurre la guerra contro l’Ucraina.
In questo momento, l’Ucraina sta cambiando le dinamiche sul campo di battaglia, grazie al coraggio, alla dedizione e all’ingegnosità delle sue forze armate. Ma hanno bisogno del nostro continuo sostegno, soprattutto per quanto riguarda la difesa aerea.
La Russia continua gli attacchi con droni e missili contro le città ucraine, con un altro attacco orribile proprio la scorsa notte. Quindi, mentre l’Ucraina continua a difendere la propria sovranità, gli alleati e i partner della NATO devono continuare ad assicurare che l’Ucraina riceva ciò di cui ha bisogno.
E lasciatemi essere chiaro: tutti gli alleati devono fare la propria parte, affinché il nostro sostegno all’Ucraina continui ad arrivare. Perché la sicurezza dell’Ucraina è così strettamente legata alla nostra.
Questa è dunque la panoramica della nostra agenda per il vertice qui ad Ankara.
Stiamo mantenendo gli impegni assunti all’Aia per investire nella nostra difesa. Faremo in modo di riequilibrare le cose in meglio, condividendo equamente la responsabilità della nostra sicurezza comune. Trasformeremo il denaro in capacità, unendo le forze con l’industria. E continueremo il nostro solido sostegno all’Ucraina, ricordando al presidente Putin che siamo fermi nel nostro impegno.
Nei prossimi due giorni, i 32 alleati, insieme ai partner dell’Ucraina, dell’Unione Europea, dell’Indo-Pacifico e del Golfo, si riuniranno per garantire che la NATO continui a produrre risultati.
Insieme, rappresentiamo quasi due terzi dell’economia mondiale, e ci riuniamo perché sappiamo che la cooperazione è fondamentale.
Siamo più forti insieme nella NATO, con i partner, per garantire la libertà e la sicurezza che tutti abbiamo care.
Grazie.
I numeri sugli investimenti
Il nucleo quantitativo del discorso di Rutte è sintetizzabile in una serie di cifre presentate come prove di una svolta strutturale nell’approccio europeo alla difesa.
Un anno dopo il summit dell’Aia, ha detto Rutte, gli alleati europei e il Canada stanno già investendo circa il 4% del PIL in difesa e sicurezza. Solo nel 2025, la spesa europea per la difesa “core” è cresciuta di quasi il 20% rispetto all’anno precedente. Sommando 2025 e 2026, si ottengono 258 miliardi di dollari in investimenti aggiuntivi.
> «Le prove che vediamo finora sono impressionanti. Solo un anno fa, europei e Canada erano già intorno al 4% del PIL. L’anno scorso hanno speso quasi il 20% in più sulla difesa core rispetto all’anno precedente.»
L’obiettivo dichiarato è quello fissato all’Aia: raggiungere il 5% del PIL entro il 2035, con piani «chiari, concreti e credibili» che Rutte ha detto di attendersi da ciascun alleato durante il vertice. Il Segretario Generale ha aggiunto che europei e Canada si trovano su una traiettoria che li porterà a eguagliare la spesa difensiva degli Stati Uniti — un obiettivo inseguito, ha sottolineato, «da cinquanta, sessant’anni».
Per tradurre gli investimenti in capacità operative, Rutte ha citato la necessità di superare la frammentazione delle industrie nazionali della difesa e ridurre la burocrazia. In questo contesto ha annunciato che il Defense Industry Forum di domani presenterà «decine di miliardi in nuovi contratti».
Sintesi delle domande dei giornalisti
CNN: Trump e la coesione dell’Alleanza
Nick Robinson di CNN (prospettiva angloamericana mainstream) ha aperto il fuoco chiedendo come sia possibile proiettare «unità e forza» all’interno di un’Alleanza in cui il presidente americano ha evocato l’annessione della Groenlandia, ha criticato gli alleati per la loro assenza in Afghanistan e Iraq, e ha espresso frustrazione per il mancato supporto nell’operazione Epic Fury contro l’Iran.
Rutte ha risposto evitando di entrare nel merito delle singole frizioni, scegliendo invece di valorizzare il lato positivo: Trump sarebbe «il primo presidente da Eisenhower» capace di portare gli europei a spendere quanto gli americani in difesa. Ha poi citato le quasi 5.000 sortite di aerei decollati da basi europee in supporto a Epic Fury e l’accordo franco-britannico-omanita per la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, siglato «solo 72 ore fa».
Sky News: deterrenza sotto soglia e provocazioni russe
Deborah Haynes di Sky News (prospettiva britannica) ha portato all’attenzione del Segretario Generale la notizia, rivelata in giornata dal Ministero della Difesa britannico, di un aereo spia russo che avrebbe sorvolato la portaerei NATO, rilasciando dispositivi sonar a scopo di disturbo. La giornalista ha chiesto se questo significhi che la NATO stia fallendo nella deterrenza sotto soglia, nonostante la retorica sul riarmo.
Rutte ha risposto lodando la risposta delle forze armate britanniche e definendo il comportamento russo «non professionale e avventato», rifiutando la tesi di un fallimento nella deterrenza.
The Nightly Australia: il test missilistico cinese
Lisa Burke del quotidiano australiano Nightly Australia (prospettiva indo-pacifica) ha sollevato la questione del test missilistico cinese nel Pacifico del Sud, confermato proprio in quelle ore da Pechino, chiedendo se i leader dell’IP4 (gli alleati indo-pacifici: Australia, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Giappone) si stessero coordinando con la NATO su questo fronte.
Rutte ha confermato di aver scambiato messaggi nel pomeriggio stesso con il Ministro della Difesa giapponese, e ha inquadrato il test come ulteriore conferma dell’interconnessione tra teatro indo-pacifico e teatro euro-atlantico, citando anche il ruolo di Cina, Corea del Nord e Iran come «abilitatori» della guerra russa in Ucraina.
> «Non possiamo essere ingenui riguardo alla Cina. I teatri sono sempre più intrecciati.»
AP: cosa succede a chi non rispetta il 5%?
Il corrispondente dell’Associated Press (prospettiva da agenzia angloamericana) ha posto la domanda che in molti si facevano: cosa accade agli alleati che non presentano piani credibili per raggiungere il 5%? L’inviato americano aveva evocato «qualcosa in serbo» per chi non rispettasse gli impegni.
Rutte ha risposto in modo indiretto, sostenendo che la capacità di spesa aggiuntiva stia già toccando «il massimo dell’assorbimento» — ovvero i limiti strutturali delle industrie e delle forze armate — e che il problema non sia la volontà politica ma i tempi tecnici. Ha aggiunto che «se uno o due alleati devono ancora essere convinti, abbiamo modi per farlo», senza specificarli.
Nella stessa sessione, un giornalista dell’agenzia ANP olandese ha posto una domanda più scomoda: Ankara è davvero il posto giusto per un vertice di democrazie liberali, alla luce della recente ondata repressiva contro dissidenti, giornalisti e perfino un comico? Rutte ha risposto articolando una definizione ampia di democrazia, che non include sole elezioni libere ma anche media liberi e diritto di manifestare, senza tuttavia rispondere direttamente sulla Turchia.
Moscow Times in esilio: il nucleare tra Finlandia e Lituania
Charlie Hancock, del Moscow Times — testata russa indipendente in esilio nei Paesi Bassi — ha sollevato la questione della decisione di Finlandia e Lituania di revocare il divieto di ospitare armi nucleari sui propri territori, chiedendo se ciò renda l’Europa più sicura.
Rutte ha risposto inquadrando la questione nell’architettura nucleare NATO nel suo insieme — ombrello americano, deterrenti britannico e francese — e ha citato come positivo il recente incontro del gruppo di pianificazione nucleare dell’Alleanza. Non ha espresso un giudizio diretto sulla scelta di Helsinki e Vilnius.
Bloomberg: il programma PEARL e la carenza di intercettori
Andrea Palachova di Bloomberg (prospettiva finanziaria internazionale) ha collegato l’attacco della notte precedente alla carenza strutturale di intercettori per la difesa aerea ucraina, chiedendo se il programma PEARL — il meccanismo di approvvigionamento di sistemi d’arma per Kyiv — stesse effettivamente funzionando.
Rutte ha confermato che le consegne PEARL sono in corso, incluse quelle di intercettori, ma ha riconosciuto che esiste un limite fisico alle scorte disponibili in territorio NATO, spingendo per un aumento della produzione.
CNBC: il paradosso Hegseth
Steve Sedgwick di CNBC (prospettiva economico-finanziaria) ha posto forse la domanda politicamente più tagliente della sessione: se la NATO è davvero «in ottima forma», come mai il Segretario alla Difesa americano Pete Hegseth continua ad accusare gli alleati di «parassitismo» e sta conducendo una revisione che potrebbe classificare alcuni alleati come «promossi» e altri come «bocciati», introducendo di fatto una NATO a due velocità?
Rutte ha respinto la premessa, sostenendo che la revisione in corso — guidata dal Comandante Supremo Alleato — rafforzi la coesione perché mette ordine su cosa ciascun alleato può davvero garantire in caso di conflitto su due teatri simultanei.
ICTV Ucraina e 1+1 TV Ucraina: la guerra in primo piano
I giornalisti ucraini presenti hanno spinto su due fronti: le conseguenze dell’attacco della notte precedente e la proposta di Zelensky di coprodurre missili PAC-3 per i Patriots con i partner NATO. Rutte ha risposto che le discussioni bilaterali sono in corso ma non ha fornito aggiornamenti concreti, ricordando che anche l’industria americana stenta a tenere i ritmi di produzione richiesti.
Insider Media e Zerkalo (Bielorussia): pace e Minsk
Due domande hanno riguardato la possibilità di una soluzione negoziale e il ruolo della Bielorussia. Sulla pace, Rutte ha ribadito che servono due persone per ballare il tango, e che Putin continua a non volersi sedere al tavolo. Sulla Bielorussia, ha invitato a «non essere ingenui» sul peso di Mosca nelle decisioni di Minsk, senza confermare né smentire le notizie su presunti attacchi ucraini con droni contro ripetitori di segnale al confine.
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Contesto: cosa è il vertice di Ankara e perché si tiene qui
Il vertice NATO di Ankara è il trentottesimo summit dell’Alleanza Atlantica dalla sua fondazione nel 1949. La scelta di Ankara come sede segue quella dell’Aia del 2025, e rappresenta il riconoscimento del ruolo strategico della Turchia — membro dell’Alleanza dal 1952 — che controlla gli Stretti del Bosforo e dei Dardanelli e possiede uno dei maggiori eserciti convenzionali dell’Alleanza. La Turchia ha negli anni mantenuto relazioni commerciali e diplomatiche con Mosca anche durante il conflitto ucraino, una posizione che ha generato tensioni interne all’Alleanza, non affrontate esplicitamente in questa sessione.
I 32 alleati si riuniscono assieme a partner di Ucraina, Unione Europea, regione Indo-Pacifica e Golfo Persico, in un formato che rappresenta, secondo i dati citati da Rutte, «quasi i due terzi dell’economia mondiale».
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I prossimi passi da seguire
Nel corso del vertice — che prosegue mercoledì 8 e giovedì 9 luglio — è attesa la sessione plenaria dei leader e il NATO Defense Industry Forum, dove verranno ufficializzati contratti per «decine di miliardi» e dove il tema dei droni sarà, ha assicurato Rutte, «al centro di molte discussioni». Resta da verificare se gli alleati presenteranno piani nazionali considerati «credibili» dalla valutazione congiunta NATO-Pentagono, e quali saranno le eventuali conseguenze per chi non li presenta.