Nell’autunno del 2023, mentre l’Ucraina dipendeva da Starlink per coordinare evacuazioni, correggere il tiro dell’artiglieria e pilotare droni in tempo reale, ingegneri cinesi provenienti dalle principali istituzioni spaziali e della difesa di Pechino si riunivano in segreto a Guangzhou per discutere come abbattere quella stessa rete. Lo rivelano documenti ottenuti da The Insider, Der Spiegel e Le Monde nell’ambito di un’indagine investigativa congiunta pubblicata giovedì scorso.
I materiali — quattro presentazioni riservate consegnate in novembre al Terzo Forum sino-russo di cooperazione militare-tecnica di Guangzhou e un protocollo di lavoro firmato a Mosca il 5 giugno 2023 — tracciano il perimetro di un programma di cooperazione bilaterale che copre cinque domini: armi spaziali e abbattimento di satelliti, difesa aerea e antimissile integrata, munizioni autonome a sciame, veicoli corazzati di nuova generazione e aviazione militare. L’esistenza di questo forum, ricorrente e bilaterale, non era mai stata resa pubblica.
Il piano in tre fasi contro Starlink
La presentazione dedicata interamente a Starlink è stata preparata dalla parte cinese — lo tradiscono i numerosi errori nel testo in russo — e firmata da due ricercatori della China Aerospace Science and Technology Corporation (CASC), il principale appaltatore spaziale statale cinese. Il documento, classificato ad uso interno, inquadra la rete di SpaceX non come un’infrastruttura civile o militare avversaria, bensì come un «blocco spaziale» che occupa le orbite basse e le bande elettromagnetiche in modo da escludere la concorrenza. Una cornice che trasforma ogni azione contro Starlink in legittima difesa.
La risposta proposta dai ricercatori CASC si articola in tre livelli. Il primo è diplomatico-legale: pressione internazionale coordinata tra Russia e Cina all’interno degli organismi regolatori, con la presentazione di richieste sulle bande di frequenza e sulle posizioni orbitali necessarie all’espansione di Starlink, al fine di ostacolarne la crescita attraverso i canali normativi. Il secondo è elettronico: un sistema congiunto di contromisure per il disturbo selettivo delle comunicazioni Starlink in specifiche aree geografiche. Il terzo è cinetico: lo sviluppo di «contromisure a basso costo» secondo il principio «uno contro molti», ovvero intercettori abbastanza economici da distruggere i satelliti più velocemente di quanto SpaceX riesca a lanciarne di nuovi.
I documenti invitano esplicitamente i due paesi ad allargare la coalizione, coinvolgendo altri «paesi interessati» in quella che viene definita un’alleanza tecnica contro Starlink.
Esperienza di combattimento russa, tecnologia cinese
Cinque mesi prima del forum di Guangzhou, una delegazione militare cinese guidata da un colonnello della Commissione militare centrale aveva trascorso nove giorni a Mosca, avviando trattative riservate con Almaz-Antey, il principale produttore russo di sistemi di difesa aerea. Il risultato fu un contratto. Il protocollo di lavoro ottenuto dai giornalisti, corroborato dai dati di volo dei partecipanti nominati nel documento, descrive un programma strutturato per lo sviluppo congiunto di sistemi di difesa aerea a bassa quota in grado di intercettare missili ipersonici, balistici e testate manovranti.
L’asse della cooperazione funziona come uno scambio: la Russia porta l’esperienza accumulata sul campo di battaglia ucraino, la Cina mette a disposizione le sue capacità tecnologiche, l’intelligenza artificiale e la capacità di produzione di massa. Stando a quanto riportato dall’indagine, questo scambio avrebbe già prodotto risultati concreti: il drone autonomo V2U, sviluppato in parte con componenti cinesi incluso un modulo di intelligenza artificiale.
Sul fronte russo, i servizi di intelligence NATO starebbero monitorando un concetto operativo basato sul rilascio di nuvole di piccoli frammenti nell’orbita della costellazione per distruggere i pannelli solari dei satelliti — un approccio che metterebbe a rischio anche i satelliti cinesi. Un dispositivo più mirato, identificato con il nome in codice «Volna Kupol Garant», sarebbe invece in grado di disturbare i ricevitori Starlink al suolo entro un raggio di circa 16 chilometri.
Le implicazioni geopolitiche
Le rivelazioni rimettono in discussione la narrativa della neutralità cinese rispetto alla guerra in Ucraina. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha definito i risultati dell’indagine «estremamente preoccupanti», avvertendo che quanto emerso «viola il nucleo assoluto degli interessi di sicurezza europei». La Cina ha finora smentito qualsiasi forma di sostegno militare a Mosca.
Dal fronte americano, un alto funzionario dell’intelligence statunitense ha confermato che la perdita di Starlink «ridurrebbe chiaramente le nostre capacità difensive», colpendo le operazioni anti-drone, le comunicazioni e i droni d’attacco a lungo raggio. Un ufficiale dell’esercito statunitense che ha operato in Medio Oriente nell’ambito dell’Operazione Epic Fury ha riferito che i terminali Starlink commerciali acquistati a Dubai erano «critici al cento percento» per lo sforzo bellico, applicati «a praticamente ogni drone» impiegato nelle operazioni contro obiettivi iraniani.
I documenti non contengono alcun riferimento alle conseguenze umanitarie di un’eventuale disabilitazione di Starlink, una rete su cui si appoggiano organizzazioni di soccorso, ospedali remoti, giornalisti in zone di conflitto e flotte di pesca in decine di paesi. Un dettaglio che, da solo, dice molto sulla natura del progetto.
E ricordiamoci, come testimoniato su Byoblu [3.0], che la Cina si è avvicinata ai paesi dell’Europa dell’Est, dove è presente quasi dappertutto con con insediamenti militari.










