È finita. La Cassazione ha messo il timbro definitivo: Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour che il 28 aprile 2021 uccise due rapinatori e ne ferì un terzo dopo l’assalto al suo negozio, sconterà 14 anni e 9 mesi di carcere. La prima sezione penale, dopo oltre cinque ore di camera di consiglio, ha rigettato il ricorso della difesa e confermato la sentenza d’appello del dicembre scorso. Roggero, 72 anni, si costituisce già oggi. Non aspetterà che vengano a prenderlo. Un uomo che ha lavorato una vita entra in cella da anziano, mentre là fuori chi rapina, spaccia e aggredisce troppo spesso non ci entra affatto.
I fatti: la rapina, gli spari, il processo
Riavvolgiamo il nastro. Aprile 2021, Gallo di Grinzane, provincia di Cuneo. Tre uomini assaltano la gioielleria di famiglia. Dentro ci sono anche la moglie e la figlia di Roggero. Non era la prima volta: il gioielliere aveva già subito una rapina violenta anni prima. Quando i banditi escono e cercano di fuggire, Roggero li insegue e spara con la sua pistola, legalmente detenuta. Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli muoiono. Alessandro Modica, l’autista, resta ferito.
Per la giustizia italiana non è legittima difesa: al momento degli spari, dicono i giudici, «l’azione aggressiva da parte dei rapinatori era totalmente conclusa». Mancava l’attualità del pericolo prevista dall’articolo 52 del codice penale. La Procura parlò addirittura di «illegittima vendetta». Primo grado ad Asti: 17 anni. Appello a Torino: 14 anni e 9 mesi. Cassazione: confermato tutto, compreso il pagamento di provvisionali per 480mila euro. Sì, avete letto bene: il rapinato paga le famiglie dei rapinatori. Diecimila euro vanno anche al rapinatore superstite.
«Questa attesa ci sta logorando»
Alla vigilia della sentenza, Roggero aveva affidato ai social un appello che è un pugno nello stomaco: «Questa attesa ci sta logorando, non ne possiamo più. Da anni stiamo sopportando questo supplizio che non abbiamo voluto». E ancora: una vita di sacrifici, quattro figlie, otto nipoti, il sogno di vederli crescere. «L’idea di non poterci essere per colpa di un’ingiustizia mi fa stare veramente male». Se la condanna fosse confermata, aveva aggiunto, significherebbe anche la chiusura dell’attività di famiglia.
I suoi legali si dicono «sorpresi e amareggiati» e annunciano che, lette le motivazioni, valuteranno il ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. L’avvocato Stefano Marcolini lo descrive «profondamente deluso, arrabbiato», ma «combattivo», convinto di essere «vittima di un’ingiustizia passata in giudicato, ma pur sempre un’ingiustizia».
Salvini chiede la grazia a Mattarella
La politica si è mossa a sentenza appena letta. Il vicepremier Matteo Salvini, in un video su Instagram, ha annunciato che chiederà la grazia al Presidente della Repubblica: «Una grazia per un uomo onesto, che a 72 anni non merita di condividere una cella con dei veri criminali». E ha promesso di allargare ancora «il sacrosanto diritto alla legittima difesa di chi viene aggredito». Vedremo se dalle parole si passerà ai fatti, o se anche questa resterà l’ennesima bandierina elettorale sventolata sul dolore altrui.
La domanda che nessuno vuole fare
Qui nessuno festeggia due morti, e la sentenza — sul piano tecnico — starà probabilmente applicando la legge così com’è scritta. Il punto è un altro, e riguarda la premessa che sta a monte di tutto: in che Paese vive un commerciante italiano nel 2026? Un Paese dove le rapine si susseguono, dove chi delinque troppo spesso esce prima ancora che la vittima abbia finito di sporgere denuncia, dove lo Stato non riesce a garantire sicurezza ma pretende che il cittadino aggredito mantenga la lucidità di un giurista mentre gli puntano un’arma davanti a moglie e figlia. Che poi fosse una pistola giocattolo, Roggero non poteva saperlo.
Ed è per questo che l’opinione pubblica si è schierata in massa con lui: raccolte fondi, messaggi di solidarietà, migliaia di cittadini che — altro che carcere — dicono apertamente che a Roggero avrebbero dato una medaglia. Il Far West non è la soluzione, ma quella rabbia è il termometro di uno Stato che ha abdicato. Quando la gente comune arriva a considerare un eroe chi spara, il problema non è la gente: è chi ha lasciato i cittadini da soli.
La soluzione esiste, e non è complicata: certezza della pena per chi delinque, presidi di sicurezza veri sul territorio, e una legittima difesa che tenga conto del terrore reale di chi viene aggredito, non solo dei manuali di diritto. Finché non accadrà, continueremo a contare le vittime due volte: prima alla rapina, poi in tribunale.
Stasera Mario Roggero varcherà la soglia di un carcere: si costituirà egli stesso. I rapinatori che quel giorno entrarono armati nel suo negozio, se le cose fossero andate «bene», oggi sarebbero probabilmente liberi. Lui, che quel giorno stava semplicemente lavorando, ci resterà quasi quindici anni. Chiamatela pure giustizia. Il popolo, evidentemente, la chiama con un altro nome.










