Golfo Persico, 3 giugno 2026 — Nuovi attacchi hanno squassato il Golfo Persico mercoledì, in quello che appare come un’ulteriore escalation di un conflitto che dura ormai da oltre tre mesi. Droni e missili iraniani hanno colpito l’aeroporto internazionale di Kuwait City, uccidendo almeno una persona e ferendone più di sessanta, mentre gli Stati Uniti hanno condotto nuovi raid «difensivi» nella parte meridionale dell’Iran, in prossimità dello Stretto di Hormuz.
Un cessate il fuoco che non regge
Il conflitto ha avuto inizio il 28 febbraio scorso, quando Washington e Tel Aviv hanno lanciato le prime offensive contro l’Iran. Un accordo di cessate il fuoco è stato raggiunto all’inizio di aprile, ma le ostilità continuano a divampare con regolarità. Secondo quanto riferito da Defense News e da Al Jazeera, nella giornata di mercoledì le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno rivendicato attacchi contro la sede della Quinta Flotta americana a Bahrain e contro una base aerea Usa nella regione. Il Comando Centrale americano (CENTCOM) ha tuttavia smentito di aver subito danni, affermando che i missili balistici iraniani non hanno raggiunto i bersagli. In risposta, le forze statunitensi hanno colpito siti di lancio missilistico e imbarcazioni iraniane impegnate a posare mine nei pressi dell’isola di Qeshm.
L’aeroporto del Kuwait ha temporaneamente sospeso i voli prima di riprendere le operazioni dopo le verifiche di sicurezza. Strutture aeroportuali e rappresentanze diplomatiche hanno riportato danni. Anwar Gargash, consigliere diplomatico del presidente degli Emirati Arabi Uniti, ha commentato su X che «l’aggressione non colpisce un solo Paese, ma tutti noi», invocando una risposta unitaria e ferma da parte del Golfo.
La contraddizione Trump: il Nobel per la pace e le bombe
È difficile non notare la profonda contraddizione politica che attraversa questa crisi. Donald Trump, che aveva apertamente ambito al Nobel per la pace e si era più volte vantato di essere sul punto di chiudere un accordo storico per fermare i combattimenti, si trova oggi a gestire una guerra nel Golfo che non riesce a contenere, con un cessate il fuoco violato quasi quotidianamente.
In un’intervista podcast diffusa proprio mercoledì, Trump ha affermato che l’Iran «ha già accettato di non dotarsi di armi nucleari» e che l’ayatollah Khamenei sarebbe direttamente coinvolto nei negoziati. Ha anche ammesso di aver apostrofato il premier israeliano Benjamin Netanyahu come «pazzo» — in un’accesa telefonata — nel tentativo di farlo desistere dalle operazioni in Libano. «Ad un certo punto gli ho detto: Bibi, dobbiamo fermarci», ha dichiarato Trump nel podcast.
Eppure, nonostante queste dichiarazioni distensive, Israele ha continuato a colpire il Libano meridionale: mercoledì almeno sei persone sono rimaste uccise in attacchi di droni israeliani, con un raid su un’automobile avvenuto a poca distanza da Beirut — l’attacco più vicino alla capitale libanese da quando Trump aveva chiesto a Israele di non colpirla nell’ambito di un parziale cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti e annunciato lunedì.
Negoziati congelati, economia in difficoltà
Sul fronte diplomatico, i segnali non sono incoraggianti. L’agenzia semi-ufficiale iraniana Tasnim ha riferito che Teheran non ha risposto alle ultime comunicazioni americane e che lo scambio di messaggi tramite intermediari è sospeso fino al soddisfacimento delle condizioni iraniane relative al Libano. L’Iran chiede, tra le altre cose, la fine dei combattimenti in Libano, l’accesso a miliardi di dollari di proventi petroliferi bloccati, la revoca delle sanzioni sulle esportazioni di greggio e la fine del blocco navale ai propri porti.
Trump è intanto sotto pressione per far scendere i prezzi dei carburanti negli Stati Uniti: lo Stretto di Hormuz — che prima del conflitto movimentava circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto — è di fatto chiuso da oltre tre mesi. I prezzi del petrolio hanno reagito agli ultimi attacchi con un rialzo superiore al 2%.
Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida Suprema iraniana, ha avvertito che qualsiasi tentativo di «sopravanzare» l’Iran nei negoziati o nelle disposizioni sul cessate il fuoco sarà accolto con «una raffica di missili e droni».
Il conto umano ed economico
Il conflitto ha causato migliaia di vittime, principalmente in Iran e in Libano, e sta producendo serie ripercussioni sull’economia globale attraverso la destabilizzazione delle rotte energetiche. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato al Congresso americano che «la guerra contro l’Iran è finita», ma quanto accaduto mercoledì racconta una storia assai diversa. I prossimi giorni saranno decisivi per capire se le trattative riprenderanno o se la spirale violenta è destinata ad aggravarsi ulteriormente.
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