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  • Guerra in Iran, tre mesi di conflitto costano 2,6 miliardi agli italiani

    Guerra in Iran, tre mesi di conflitto costano 2,6 miliardi agli italiani

    Luce e gas: +600 milioni in tre mesi

    La voce più immediata per le famiglie è quella dell’energia. Stando alle elaborazioni di Facile.it, i nuclei domestici con contratti a prezzo indicizzato nel mercato libero si troveranno a pagare circa 50 euro in più tra marzo e maggio. La bolletta del gas è quella che ha subito il colpo più duro: per una famiglia tipo con consumi annui di 1.100 smc, la spesa per i tre mesi supererà i 300 euro, con un incremento di circa 40 euro pari al 15% rispetto a quanto avrebbe pagato in assenza dei rincari. Più contenuto, ma non trascurabile, l’aumento per la luce: per una famiglia con consumi da 2.000 kWh annui, il conto per il trimestre si avvicina a 160 euro, con un rincaro del 5%.

    Lo scenario proiettato nei prossimi dodici mesi è ancora più preoccupante: secondo gli analisti del portale, chi ha un contratto indicizzato potrebbe spendere 2.120 euro l’anno tra luce e gas, ovvero 172 euro in più rispetto ai 1.948 previsti prima dell’inizio del conflitto, con un aggravio dell’8%.

    Benzina e diesel: oltre 2 miliardi di extra-costi

    Anche alla pompa il peso si fa sentire con forza. Il prezzo della benzina in modalità self è passato da 1,65 euro al litro di febbraio a oltre 1,90 euro al litro a maggio; il diesel è salito da 1,70 a oltre 2 euro al litro. In termini assoluti, i tre mesi di rincaro avrebbero generato circa 500 milioni di euro di costi aggiuntivi per la benzina e oltre 1,5 miliardi per il diesel.

    Per fare un pieno da 50 litri, un automobilista spende oggi 97 euro di benzina contro gli 83 di febbraio, e 101 euro di diesel contro gli 85 pre-conflitto. Su base annua, considerando una percorrenza di 10.000 km, chi usa benzina spende circa 202 euro in più (+18%), chi usa diesel circa 191 euro in più (+20%).

    Per il settore dell’autotrasporto, i numeri diventano ancora più pesanti: una tratta di 3.000 km, che prima del conflitto costava 1.283 euro di gasolio, ne costa oggi circa 1.543, vale a dire 260 euro in più a viaggio.

    Mutui variabili: l’Euribor sale e le rate aumentano

    Anche i titolari di mutuo a tasso variabile stanno pagando il prezzo del conflitto. L’Euribor — l’indice di riferimento per questo tipo di finanziamenti — è salito di circa 20 punti base rispetto ai livelli pre-guerra, con punte di 28 punti base sull’Euribor a tre mesi. Per un mutuo variabile standard da 126.000 euro con durata di 25 anni, la rata è cresciuta di circa 5 euro ad aprile e altri 5 euro a maggio.

    Un conto che cresce: da 1,7 a 2,6 miliardi in un mese

    La progressione è significativa: a fine aprile, dopo i primi due mesi di conflitto, Facile.it aveva stimato un aggravio complessivo di 1,7 miliardi di euro. A fine maggio la cifra è già salita a 2,6 miliardi. In un solo mese, il costo aggiuntivo per gli italiani è cresciuto di quasi un miliardo di euro.

    Una tendenza che, alla luce delle scelte politiche dell’Unione Europea guidata da Ursula von der Leyen — accusata da più parti di alimentare la polarizzazione geopolitica nell’area mediorientale pur di non derogare a una logica di confronto permanente con i propri avversari strategici — non sembra destinata a invertirsi nel breve periodo. A pagarne il prezzo, nel frattempo, sono le famiglie italiane.

  • Corea del Nord testa missili con IA: Kim supervisiona le esercitazioni

    Corea del Nord testa missili con IA: Kim supervisiona le esercitazioni

    La Corea del Nord ha ufficialmente confermato, nella mattinata del 27 maggio 2026, di aver condotto una serie di test missilistici il giorno precedente sotto la diretta supervisione del leader Kim Jong-un. Lo riferiscono i media statali nordcoreani, citati dall’agenzia sudcoreana Yonhap.

    Secondo quanto comunicato dall’Agenzia centrale di notizie coreana (KCNA), le esercitazioni hanno riguardato un sistema di lancio multiuso leggero di nuova concezione, diversi missili balistici tattici e missili da crociera tattici. Quest’ultimi, in particolare, integrerebbero tecnologie di puntamento basate sull’intelligenza artificiale e sistemi di navigazione autonoma definiti ad alta precisione. Tra i sistemi collaudati figura anche un razzo di artiglieria da 240 mm a raggio esteso dotato di guida autonoma.

    I lanci erano stati rilevati in anticipo dall’esercito sudcoreano, che aveva segnalato il lancio di missili balistici a corto raggio e razzi di artiglieria verso il Mar Giallo dalla zona di Jongju, nella provincia nordcoreana di Phyongan del Nord.

    Il significato geopolitico: tra Mosca, Pechino e il confronto con Washington

    Il tempismo e la natura delle esercitazioni meritano un’analisi che va oltre la dimensione strettamente militare. Il test si inserisce in un contesto internazionale caratterizzato da crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran, dal proseguimento del conflitto in Ucraina con il supporto russo, e dal rafforzamento di un asse informale tra Pyongyang, Mosca e Pechino.

    Nell’ultimo anno, diversi rapporti di intelligence occidentale — tra cui quelli citati da fonti governative sudcoreane e statunitensi — hanno indicato un approfondimento della cooperazione militare tra Corea del Nord e Russia, con Pyongyang che avrebbe fornito munizioni e materiale bellico a Mosca in cambio di trasferimenti tecnologici. La Russia e la Cina, dal canto loro, mantengono una postura di sostanziale neutralità nei confronti dei test nordcoreani in sede ONU, bloccando di fatto le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza che potrebbero imporre nuove sanzioni a Pyongyang.

    In questo quadro, la decisione di Pyongyang di rendere pubblica la presenza di Kim ai test, sottolineandone il carattere di “chiaro segnale di progresso militare”, assume una valenza comunicativa precisa: si tratta di un messaggio che si rivolge tanto a Washington — impegnata sul fronte iraniano e in tensione con Teheran — quanto agli alleati regionali degli Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone in primis.

    La KCNA ha inquadrato le esercitazioni nell’ambito del “piano quinquennale di sviluppo della difesa nazionale”, un programma annunciato nel 2021 che punta a dotare le forze armate nordcoreane di capacità missilistiche tattiche e strategiche rinnovate. L’enfasi sull’intelligenza artificiale applicata ai sistemi d’arma rappresenta una novità comunicativa significativa, anche se la reale operatività di tali tecnologie non è verificabile da fonti indipendenti.

    Le reazioni attese

    Alla data di pubblicazione di questo articolo non risultano ancora dichiarazioni ufficiali da parte di Washington, Seul o Tokyo in risposta alla conferma nordcoreana. È atteso un monitoraggio della situazione da parte del Comando dell’Indo-Pacifico degli Stati Uniti e probabili consultazioni tra i governi alleati nella regione. L’ONU potrebbe tornare a discutere la questione in sede di Consiglio di Sicurezza, anche se le posizioni contrapposte di Russia e Cina da un lato e degli Stati Uniti dall’altro rendono improbabile l’adozione di nuove misure vincolanti.

  • Biennale Tecnologia: 60.000 presenze a Torino per la quinta edizione

    Biennale Tecnologia: 60.000 presenze a Torino per la quinta edizione

    Il titolo scelto per questa edizione era «Soluzioni», un termine programmatico che indicava la volontà di andare oltre la semplice analisi critica delle trasformazioni tecnologiche per cercare risposte concrete alle sfide ambientali, sociali ed energetiche del presente. Il claim della manifestazione, «Tech Cultures», sintetizzava l’ambizione di colmare il divario tra scienze tecnologiche e scienze umane.

    Un programma da oltre 120 appuntamenti in 20 sedi

    Per la prima volta nella sua storia, la Biennale non si è concentrata solo negli spazi del Politecnico — rimasto sede centrale — ma si è diffusa in oltre 20 luoghi della città: dal Teatro Regio al Carignano, dal Circolo dei Lettori all’Accademia delle Scienze, fino alle OGR Torino. Oltre 300 ospiti nazionali e internazionali hanno partecipato ai 120 appuntamenti gratuiti, che hanno spaziato da lezioni magistrali a dibattiti, laboratori, mostre e spettacoli.

    Tra i nomi presenti figuravano, secondo quanto riportato dall’Ansa, il fisico Alessandro Vespignani — che ha tenuto la lectio magistralis inaugurale sul tema della co-evoluzione tra esseri umani e intelligenza artificiale —, l’attore Stefano Accorsi, il filosofo Maurizio Ferraris, il matematico britannico Marcus du Sautoy e il giurista Gustavo Zagrebelsky, tra gli altri.

    Il programma è stato curato da Guido Saracco, curatore scientifico, con la collaborazione di tre co-curatori: Simone Arcagni (cultura e tecnologia), il collettivo Frame – Divagazioni scientifiche (spazio, salute e temi trasversali) e Federico Bomba di Sineglossa (mostre).

    Gli spettacoli: teatro, performance e musica

    Particolare attenzione è stata riservata alla sezione performativa, che ha registrato oltre 4.000 spettatori e il tutto esaurito per tutti gli eventi. Ad aprire la manifestazione, mercoledì 15 aprile alle OGR, era stato Dov’è il Po? di Marco Paolini, con Mirko Artuso, Marta Dalla Via e Ted Keijser: uno spettacolo che ha usato il fiume come metafora per riflettere su crisi idrica, politica del territorio e trasformazioni ambientali.

    Sabato 18 aprile al Teatro Carignano, Stefano Accorsi e Ludovica Martino hanno portato in scena Socrate 16.22, un dialogo teatrale tra un padre, una figlia e un’intelligenza artificiale che ha affrontato temi di etica e conoscenza. Tra gli appuntamenti segnalati dalla critica come particolarmente originali, Retrofuturo — in scena al Politecnico il 16 aprile — ha mescolato commedia e distopia leggera mettendo a confronto una casalinga del 1955 e un’ingegnera del 2155, incastrate nel 2026 insieme a un’IA, per interrogarsi su cosa muta e cosa resiste nel tempo.

    Prometeo Talks, il 17 aprile nell’Aula Magna del Politecnico, ha invece proposto un format ispirato alla struttura della tragedia greca, con esperti e attori che si alternavano in un dialogo tra riflessione contemporanea e azione scenica, rivolto soprattutto al pubblico scolastico.

    Le mostre e gli spazi didattici

    Le due mostre curate da Federico Bomba — Framing Problems (diffusa in sei sedi cittadine, con otto artisti internazionali, in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo) e Dati Sensibili (al Museo Nazionale del Risorgimento, in dialogo con l’Archivio Storico Olivetti) — hanno contribuito in modo significativo alle presenze complessive.

    Non è mancata l’attenzione alle nuove generazioni: 2.600 tra bambini e ragazzi hanno preso parte ad attività didattiche nell’ambito del progetto Torino Futura, inclusi i laboratori di Politecnico Aperto.

    In Piazza San Carlo, nei giorni 18 e 19 aprile, l’iniziativa Tecnologia in Piazza ha portato i team studenteschi dell’ateneo a presentare al grande pubblico prototipi e ricerche.

    Nota di contesto

    Le informazioni riportate si riferiscono agli eventi del 15-19 aprile 2026. A distanza di circa cinque settimane dalla conclusione della manifestazione, potrebbero essere stati diffusi ulteriori dati o analisi sull’impatto dell’edizione non disponibili al momento della redazione di questo articolo.

  • Auto in Europa: aprile 2026 segna +7%, elettriche quasi al 20% del mercato

    Auto in Europa: aprile 2026 segna +7%, elettriche quasi al 20% del mercato

    Il mercato europeo dell’automobile ha archiviato aprile 2026 con un segnale positivo: secondo i dati pubblicati dall’Acea, l’associazione dei costruttori europei, nell’area comprendente Unione Europea, Paesi Efta (Islanda, Norvegia e Svizzera) e Regno Unito sono state immatricolate circa 1,15 milioni di vetture nel solo mese, con una crescita del 7% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel primo quadrimestre del 2026, il totale si attesta a quasi 4,67 milioni di unità, in aumento del 4,8% rispetto ai primi quattro mesi dell’anno precedente.

    Il ritmo di crescita di aprile è inferiore a quello di marzo, che aveva segnato un +11,1%, ma rimane comunque significativo e consolida un percorso di ripresa avviato a inizio anno. Il confronto con i livelli pre-pandemia resta tuttavia sfavorevole: come ricordava il bilancio annuale 2025 elaborato dall’ACI, i volumi complessivi del settore rimangono ancora al di sotto dei valori del 2019.

    L’avanzata delle motorizzazioni elettrificate

    Il principale motore della crescita è la domanda di veicoli elettrificati. Nell’Unione Europea, nei primi quattro mesi del 2026 la quota di mercato delle auto completamente elettriche (BEV, Battery Electric Vehicles) ha raggiunto il 19,7%, in netto rialzo rispetto al 15,3% registrato nello stesso periodo del 2025. Le immatricolazioni di questi modelli sono cresciute del 33,8% nell’Ue, superando le 746.000 unità. Limitando l’analisi al solo mese di aprile, l’incremento sale al 38% nell’Europa allargata.

    Nel dettaglio nazionale, l’Italia si distingue come il mercato a più rapida crescita per i veicoli a batteria, con un aumento del 97,2% da inizio anno secondo i dati dell’European Alternative Fuels Observatory, un osservatorio europeo sui carburanti alternativi. Francia e Germania mostrano anch’esse progressi consistenti, rispettivamente a +48,2% e +41,3% nel quadrimestre. Ai vertici europei per penetrazione dell’elettrico restano i Paesi nordici: in Norvegia le BEV hanno rappresentato il 98,6% delle nuove immatricolazioni ad aprile, la Danimarca ha raggiunto l’81,9%, mentre Germania e Francia si attestano attorno al 25-26%.

    Le ibride (HEV) si confermano la scelta più diffusa nel complesso: nel quadrimestre hanno conquistato il 38,2% del mercato Ue, con una crescita del 12,6%. In forte espansione anche le plug-in hybrid (+26%), che arrivano al 9,6% della quota di mercato, trainate soprattutto dall’Italia (+99,2%) e dalla Spagna (+64,3%).

    Specularmente, le motorizzazioni tradizionali continuano a perdere terreno. Le auto a benzina cedono il 17,7% nel quadrimestre e scendono al 22,5% del mercato, mentre il diesel cala del 16,1%, fermandosi al 7,7%.

    Secondo una nota diffusa dall’Acea, il mercato «ha continuato a beneficiare di una forte domanda dei consumatori per la gamma di tecnologie elettrificate, sostenuta da nuovi e rivisitati benefici fiscali e schemi di incentivo nei principali paesi europei».

    I mercati per paese: il Regno Unito guida, l’Italia accelera

    Sul piano geografico, il mercato che ha registrato la performance più sostenuta ad aprile è il Regno Unito, con un incremento del 24% delle immatricolazioni. A spiegare questo balzo è in parte il piano di incentivi varato dal governo britannico a sostegno della mobilità elettrica: al budget 2026 si aggiungono 1,3 miliardi di sterline a integrazione dei 650 milioni già stanziati per il programma “Electric Car Grant” fino al 2028-2029.

    Tra i mercati dell’Unione Europea, l’Italia chiude aprile con un +11,6%, la crescita più marcata tra i grandi Paesi. La Spagna avanza dell’8,4%, la Germania del 2,7%, mentre la Francia registra una lieve flessione dello 0,3%. I Paesi Efta risultano in calo del 2,1%.

    I costruttori: Stellantis in recupero, cinesi in forte accelerazione

    Tra i grandi gruppi automobilistici, il protagonista del periodo è Stellantis, che nell’Europa allargata cresce del 6,7% ad aprile e del 7,1% nel quadrimestre. Nell’Unione Europea il dato cumulato sale al +7,8% da inizio anno, con quasi 648.000 vetture vendute. A trainare il recupero del gruppo, che conta marchi come Fiat, Peugeot, Citroën, Opel e altri, è soprattutto Fiat, in crescita di oltre il 30% nel quadrimestre. Opel segna un +22%, Citroën un +9,9%. Rimangono invece in difficoltà i marchi premium e sportivi: Alfa Romeo cede il 21,4% e DS Automobiles il 18,1%.

    Il Gruppo Volkswagen si conferma il primo costruttore per volumi in Europa, con oltre 308.000 immatricolazioni ad aprile e un incremento del 3,5%, crescita inferiore alla media di mercato. Tra i marchi del gruppo si distinguono Skoda e Audi, mentre il marchio Volkswagen e Porsche registrano flessioni. Il Gruppo Renault perde invece il 3,6% nel mese e il 6,5% da inizio anno.

    BMW cresce del 2,4% nel mese, Mercedes-Benz del 7%. In calo Toyota (-0,8%) e Hyundai-Kia (-1,3%).

    Un capitolo a parte riguarda i costruttori cinesi, tutti in forte espansione. BYD più che raddoppia le vendite nell’Ue su base annua (+114,5% ad aprile), Chery segna un incremento del 322,3% e Leapmotor supera il 400% di crescita mensile, beneficiando della joint venture con Stellantis. Nel quadrimestre, le case cinesi si avvicinano all’11% della quota di mercato europeo complessiva, secondo i dati de Il Sole 24 Ore.

    In controtendenza rispetto al difficile 2025, torna a crescere anche Tesla: il gruppo di Elon Musk segna un +46,5% ad aprile nell’Europa allargata e un +61,7% nel quadrimestre.

    Il contesto: incentivi e transizione energetica

    L’andamento positivo del mercato si inserisce in un contesto normativo e di politica industriale in evoluzione. In Italia, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha annunciato un piano da quasi 600 milioni di euro — finanziato con fondi PNRR originariamente destinati alle infrastrutture di ricarica — per incentivare il rinnovo del parco auto, con focus sui veicoli elettrici e con criteri di accesso legati a reddito (ISEE), rottamazione e residenza in determinate aree.

    Sul tema si è espresso Andrea Cardinali, direttore generale dell’UNRAE, l’associazione che rappresenta in Italia le case automobilistiche estere, sottolineando l’imprevedibilità dell’annuncio: «Siamo rimasti un po’ spiazzati dalla notizia degli incentivi, del tutto inattesi e decisi senza alcuna consultazione». Cardinali ha evidenziato il rischio di una paralisi della domanda dovuta all’attesa degli incentivi non ancora pienamente operativi, e ha suggerito come alternativa un intervento sulla fiscalità delle auto aziendali, «considerata la scadenza della Delega fiscale fra tre mesi».

    Le prossime settimane diranno se gli incentivi annunciati riusciranno a tradursi in acquisti effettivi, o se — come già avvenuto in passato — l’incertezza sulle modalità di accesso finirà per frenare la domanda anziché stimolarla.

  • Ondata di caldo sull’Italia: picco di temperature nel weekend

    Ondata di caldo sull’Italia: picco di temperature nel weekend

    L’Italia si trova al centro di un’intensa ondata di caldo in questo fine settimana di fine maggio 2026. Secondo le previsioni diffuse nella mattinata di mercoledì 27 maggio da iLMeteo.it e riportate dalle agenzie ANSA e Adnkronos, le giornate di sabato e domenica rappresenteranno il culmine dell’anomalia termica che ha caratterizzato l’intero mese.

    Le città più colpite

    Stando a quanto riportato dalle fonti, alcune aree urbane registreranno le temperature più elevate, con valori che si preannunciano significativamente al di sopra delle medie stagionali per un mese di maggio. Le città della Pianura Padana e del Centro-Sud sarebbero quelle interessate con maggiore intensità dall’ondata, sebbene i dettagli specifici sulle soglie raggiunte non siano stati forniti nei comunicati disponibili.

    Il pattern meteorologico del fine settimana

    Le previsioni delineano uno schema ricorrente per il weekend: le mattinate si presenteranno prevalentemente soleggiate, con cieli limpidi e temperature in rapida ascesa già nelle prime ore del giorno. Nel corso dei pomeriggi, tuttavia, l’instabilità atmosferica favorirà lo sviluppo di temporali sparsi, fenomeno tipico delle ondate di calore primaverili quando l’aria umida incontra le masse d’aria surriscaldate.

    Un calo termico in arrivo, ma parziale

    Secondo le proiezioni meteorologiche, i fenomeni temporaleschi pomeridiani non porteranno a un brusco cambiamento delle condizioni generali, bensì a un leggero calo termico: un sollievo atteso ma limitato, che non segnerà ancora il passaggio definitivo verso temperature più consone al periodo. L’afa, conseguenza diretta degli elevati tassi di umidità, dovrebbe comunque attenuarsi progressivamente nei giorni successivi al picco.

    Il contesto: un maggio eccezionalmente caldo

    L’episodio si inserisce in un maggio 2026 che le fonti descrivono come particolarmente rovente rispetto alla norma climatica. Il termine “estate a maggio” compare già nelle sintesi delle previsioni, a indicare come le condizioni attuali anticipino di settimane la stagione estiva vera e propria. Un dato che, sebbene non commentato nelle fonti disponibili, si colloca nel dibattito più ampio sulle anomalie climatiche che stanno caratterizzando gli ultimi anni in Italia e nel bacino del Mediterraneo.

    Le prossime ore

    Aggiornamenti più precisi sulle temperature massime attese e sull’evoluzione dei fenomeni temporaleschi sono attesi nel corso della giornata di mercoledì, man mano che i modelli meteorologici affineranno le previsioni per il fine settimana. I cittadini delle aree più esposte sono invitati a seguire i bollettini ufficiali dei servizi meteorologici regionali e della Protezione Civile per eventuali allerte.

  • AI e lavoro: regolare o cavalcare l’onda? Il dilemma che l’Italia non può rimandare

    AI e lavoro: regolare o cavalcare l’onda? Il dilemma che l’Italia non può rimandare

    Chi costruisce le macchine dice che le macchine ci sostituiranno. Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha dichiarato in un’intervista che entro cinque anni l’intelligenza artificiale avrebbe eliminato metà dei lavori d’ingresso nel settore impiegatizio. Il capo di Microsoft AI ha ristretto la finestra a dodici-diciotto mesi. Elon Musk, nel frattempo, ha rilanciato il tema del reddito universale garantito sostenendo che i governi dovranno distribuire assegni ai cittadini per compensare la perdita di posti causata dall’automazione — la stessa automazione su cui lui stesso sta investendo miliardi con i robot umanoidi Optimus di Tesla.

    Il problema, come ha osservato il ricercatore Lorenzo Ruffino, è che queste previsioni non vengono da osservatori indipendenti: vengono da chi vende il prodotto. La narrativa dell’onnipotenza imminente dell’AI attrae capitali, talento e attenzione mediatica. Ed è una narrativa che ha precedenti storici imbarazzanti: nel 2013 uno studio dell’Università di Oxford assegnò ai commercialisti una probabilità di sparizione del 94% entro vent’anni. Dieci anni dopo, il Bureau of Labor Statistics americano conta 1,6 milioni di commercialisti in attività, con salario mediano di 82.000 dollari e una proiezione di crescita del 5% al 2034.

    I numeri reali: produttività in crescita, ma con molti asterischi

    I dati macroeconomici più recenti, relativi all’economia americana nel 2025, hanno alimentato un dibattito acceso tra economisti. Erik Brynjolfsson di Stanford ha sostenuto sul Financial Times che la nebbia sugli impatti dell’AI sulla produttività si starebbe finalmente diradando, citando una produttività superiore del 2,2% rispetto alle previsioni del 2020. Ma l’Economist e uno studio di tre economisti della Banca d’Italia — Luisa Carpinelli, Filippo Natoli e Marco Toboga — stimano che il 40% della crescita del PIL americano nella prima metà del 2025 sia attribuibile agli investimenti in data center, cioè alla domanda generata dall’AI, non alla sua adozione produttiva diffusa.

    Secondo le stime di Goldman Sachs Research, circa 300 milioni di posti di lavoro nel mondo sono esposti all’automazione legata all’AI nel medio periodo, con una sostituzione stimata tra il 6% e il 7% dei lavoratori nell’arco di dieci anni. Numeri significativi, ma molto lontani dalle previsioni apocalittiche dei CEO tech. Il 2026, secondo gli analisti, potrebbe rappresentare un punto di svolta soprattutto per i lavoratori più giovani, che oggi entrano nei settori più esposti all’automazione.

    Il nodo teorico: si automatizzano mansioni, non mestieri

    L’errore di fondo delle previsioni più catastrofiste è ben descritto da Ruffino, riprendendo il lavoro dell’economista Luis Garicano della London School of Economics: si confonde una singola mansione con un mestiere. Un mestiere è un pacchetto di decisioni tenute insieme da una logica economica — imprevedibilità della domanda, complementarità delle informazioni, responsabilità legale e fiducia. L’AI automatizza pezzi del pacchetto, ma il pacchetto resta intero perché qualcuno deve rispondere delle conseguenze.

    L’economista Michael Kremer ha teorizzato che automatizzare una parte del processo rende le altre parti più preziose, non meno. Quando il commercialista delega all’AI la parte meccanica, il tempo liberato si riversa sull’analisi e sulla relazione col cliente. È quello che è già successo con agenti di viaggio e radiologi: i primi hanno perso il 60% dell’occupazione rispetto al picco del 2000, ma le sopravvissute oggi vendono pianificazione su misura con salari cresciuti; i secondi, dati per spacciati da un decennio di annunci, hanno visto l’occupazione crescere del 23% dal 2016.

    L’Italia che non cavalca l’onda: il ritardo strutturale delle PMI

    Mentre il dibattito globale si concentra sugli scenari futuri, l’Italia ha un problema presente e concreto. Secondo la Ricerca 2025-2026 dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, diffusa il 21 maggio 2026, il 76% delle piccole e medie imprese italiane non ha investito né prevede investimenti nell’intelligenza artificiale, il 47% non ha svolto attività di Ricerca e Sviluppo negli ultimi tre anni e soltanto il 7% ha avviato programmi strutturati di formazione sull’AI.

    Si tratta di un ritardo che pesa sull’intera economia: le PMI rappresentano il 35% degli occupati del settore privato, il 42% del fatturato complessivo e il 38% del valore aggiunto nazionale. Quando rallenta la loro capacità di innovare, il problema si trasferisce su filiere, territori e occupazione qualificata.

    La fotografia del Polimi descrive una modernizzazione infrastrutturale che procede — più di una PMI su due ha aumentato la spesa digitale nel 2025 — ma che si ferma prima delle tecnologie emergenti. È una digitalizzazione difensiva, concentrata sull’efficienza operativa immediata, che non garantisce competitività nei prossimi anni.

    Cavalcare l’onda, non contrastarla: la sfida della formazione

    Il quadro complessivo suggerisce una lettura controcorrente rispetto ai due estremi del dibattito: né la catastrofe occupazionale annunciata dai CEO tech, né l’immobilismo rassicurante di chi nega qualsiasi impatto. L’evidenza storica e i dati più recenti indicano che la transizione è reale, ma gestibile — a patto di non aspettare.

    Goldman Sachs stima che la crescente domanda di infrastrutture legate all’AI richiederà, solo negli Stati Uniti, circa 500.000 nuovi lavoratori entro il 2030 in settori come ingegneria, energia e costruzione di data center. La vera posta in gioco non è evitare la trasformazione — impresa impossibile in un mercato globale dove altri paesi non si fermano — ma costruire una classe di lavoratori capace di governarla: esperti che sappiano usare questi strumenti, valutarne i rischi, indirizzarli verso criteri etici condivisi.

    Il modello delle PMI innovative analizzate dal Polimi mostra già questa strada: non è una singola tecnologia a fare la differenza, ma la combinazione di capitale umano, apertura all’ecosistema e continuità negli investimenti in formazione. Sono esattamente le tre variabili su cui l’Italia sconta il ritardo maggiore, e su cui qualsiasi politica industriale seria dovrebbe concentrarsi nei prossimi anni.

    Se lo tsunami arriva comunque — e tutti i dati indicano che arriverà — l’unica strategia razionale è mettersi nella posizione di chi sa nuotare, non di chi spera che il mare si calmi.

  • Ferrari Luce debutta tra polemiche: -8,4% in Borsa, critiche al design elettrico

    Ferrari Luce debutta tra polemiche: -8,4% in Borsa, critiche al design elettrico

    Il lancio di Ferrari Luce, la prima vettura completamente elettrica prodotta dalla casa di Maranello, ha innescato una reazione brusca sui mercati e un acceso dibattito nel mondo dell’automotive. Il titolo Ferrari ha ceduto l’8,4% a Piazza Affari, chiudendo la seduta del 26 maggio a 284,05 euro, prima di recuperare parzialmente terreno nella mattinata del 27 maggio, quando il settore lusso e automotive ha sostenuto un rimbalzo della Borsa di Milano. Lo spread BTP-Bund si attestava intanto a 71 punti base.

    Il design firmato da ex Apple al centro delle critiche

    Luce è stata presentata a Roma in anteprima mondiale e offerta in dono simbolico anche a Papa Leone, che ha ricevuto il volante della vettura durante una visita a Castel Gandolfo alla quale hanno partecipato il presidente di Ferrari John Elkann, il ceo Benedetto Vigna e il vicepresidente Piero Ferrari. Nonostante la risonanza istituzionale dell’evento, l’accoglienza dell’auto da parte del pubblico e degli investitori è stata tutt’altro che entusiasta.

    Al centro delle critiche vi è la scelta stilistica: il design è stato affidato allo studio LoveFrom, guidato dall’ex responsabile del design Apple Jony Ive e dal designer Marc Newson. Numerosi appassionati avrebbero paragonato la vettura — il cui prezzo si aggira intorno ai 550.000 euro — a un veicolo elettrico generico, lontano dall’estetica tradizionalmente associata al marchio del Cavallino rampante.

    Le voci critiche: da Montezemolo a Calenda

    Tra i più accesi commentatori figura Luca di Montezemolo, ex presidente di Ferrari, che ha espresso disappunto senza troppi giri di parole: «Così si rischia la distruzione di un mito e mi dispiace moltissimo, almeno si levi il Cavallino», ha dichiarato, secondo quanto riportato da Il Giornale. Montezemolo fu estromesso dalla presidenza del Cavallino nel 2014 e i suoi rapporti con l’attuale gestione sono noti per essere tesi.

    Anche il vicepremier Matteo Salvini ha commentato pubblicamente, definendo la vettura esteticamente non all’altezza del marchio e richiamando la figura di Enzo Ferrari come metro di giudizio.

    Carlo Calenda, leader di Azione ed ex collaboratore di Ferrari negli anni della presidenza Montezemolo, ha usato toni ancora più duri, parlando di «insulto estetico e tecnologico» e rivolgendo critiche dirette all’operato di Elkann nella gestione del patrimonio industriale del gruppo.

    Sulla stessa linea si è espresso Davide Galli, presidente di Federcarrozzieri, secondo cui Luce rischia di rivelarsi «un boomerang per la casa automobilistica», rilevando uno scontento diffuso sia tra i semplici appassionati sia tra i clienti storici del marchio.

    La difesa del management e gli interrogativi degli analisti

    Il ceo Vigna ha risposto alle critiche ribadendo la propria visione: «Luce è sempre una Ferrari con un’interpretazione diversa», ha dichiarato a Aci Radio, sottolineando come la vettura punta su leggerezza, semplicità di interazione e coinvolgimento sensoriale.

    Gli analisti finanziari, dal canto loro, hanno evidenziato come l’azienda non abbia fornito indicazioni sui volumi di produzione attesi, elemento che avrebbe contribuito all’incertezza sui mercati. Il quesito che circola negli ambienti finanziari riguarda la capacità di Ferrari di conquistare una nuova clientela con una proposta così radicale senza alienare la base storica di acquirenti.

    Prossimi appuntamenti

    Benedetto Vigna interverrà nella mattinata del 27 maggio al Motor Valley Fest di Modena, dove sarà affiancato da Stephan Winkelmann, numero uno di Lamborghini, e da altri protagonisti del settore automobilistico emiliano. L’evento potrebbe offrire ulteriori elementi di valutazione sulla strategia di lungo periodo di Ferrari nel segmento elettrico.

  • Spagna, la Guardia Civil perquisisce la sede del Partito Socialista

    Spagna, la Guardia Civil perquisisce la sede del Partito Socialista

    L’operazione si svolge nell’ambito di un’indagine giudiziaria coordinata dal magistrato della Corte Nazionale Ismael Moreno. Stando a quanto riferito da fonti legali, l’inchiesta — al momento secretata — riguarda pagamenti in contanti che il Psoe avrebbe ricevuto tra il 2017 e il 2024 e che sarebbero stati utilizzati per coprire spese di dirigenti, dipendenti e figure vicine al partito.

    Il caso Koldo e il ruolo di Abalos

    Tra i profili più delicati al centro dell’indagine vi sarebbero alcuni pagamenti riconducibili all’ex ministro dei Trasporti José Luis Abalos e al suo consigliere Koldo García. Secondo le stesse fonti legali, alcune di queste transazioni potrebbero configurarsi come operazioni di riciclaggio di denaro.

    Abalos, già considerato uno dei più stretti collaboratori del premier Pedro Sánchez, è attualmente imputato in un procedimento penale per corruzione — il cosiddetto “caso Koldo” — che da mesi tiene banco nella politica spagnola. L’opposizione ha più volte invocato le dimissioni dell’intero esecutivo sulla base di questo e altri procedimenti giudiziari connessi.

    Sánchez a Roma durante il blitz

    Al momento della perquisizione, il capo del governo Pedro Sánchez si trovava a Roma per un’udienza privata con Papa Leone XIV. L’assenza del premier dalla Spagna nelle ore in cui gli agenti entravano nella sede del suo partito non è passata inosservata, pur trattandosi di una coincidenza di agenda.

    Non risultano, al momento della pubblicazione di questo articolo, dichiarazioni ufficiali né da parte della presidenza del governo né da parte del Psoe in merito all’operazione. Analogamente, non sono pervenute reazioni pubbliche da parte delle principali forze di opposizione, tra cui il Partito Popolare (Pp) e Vox.

    Il contesto politico

    L’irruzione della Guardia Civil nella sede socialista rappresenta un evento di portata inedita nel panorama politico spagnolo contemporaneo e arriva in un momento di forte pressione giudiziaria sull’esecutivo di minoranza guidato da Sánchez. Negli ultimi anni, diversi procedimenti penali hanno coinvolto figure legate al governo, alimentando un clima di instabilità istituzionale e uno scontro serrato tra la maggioranza e le opposizioni.

    L’indagine del giudice Moreno è ancora nelle sue fasi preliminari e il carattere secretato del fascicolo rende difficile valutare con precisione la portata delle accuse. Gli sviluppi delle prossime ore — inclusa l’eventuale reazione ufficiale del governo — saranno determinanti per comprendere le possibili ricadute politiche della vicenda.

  • Bisteccheria d’Italia: la procura di Roma chiede le chat tra Delmastro e Caroccia

    Bisteccheria d’Italia: la procura di Roma chiede le chat tra Delmastro e Caroccia

    Il nodo giuridico: Delmastro non è indagato

    Un punto centrale della vicenda riguarda la posizione processuale del parlamentare: Delmastro non risulta iscritto nel registro degli indagati. Tuttavia, poiché i messaggi che lo coinvolgono si trovano nel telefono sequestrato a Caroccia dagli investigatori del Nucleo valutario della Guardia di Finanza di Roma, la loro acquisizione agli atti richiede l’autorizzazione parlamentare prevista dalla Costituzione. È questo il passaggio formale che la Procura ha ora attivato.

    La società e il ristorante al centro dell’indagine

    Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e riportato da più testate, la vicenda ruota attorno alla società “Le 5 Forchette srl”, costituita nel dicembre 2024 e titolare del ristorante “Bisteccheria d’Italia”, situato in via Tuscolana a Roma. Delmastro, insieme ad altri politici e imprenditori piemontesi, deteneva una quota del 50 per cento della società. L’altra metà risultava intestata a Miriam Caroccia, figlia diciottenne di Mauro Caroccia, nominata amministratrice unica.

    Mauro Caroccia è attualmente detenuto in esecuzione di una condanna definitiva per intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso. Secondo la Direzione distrettuale antimafia, il ristorante avrebbe potuto essere utilizzato per reimpiegare capitali illeciti del clan Senese, dopo che altri locali della famiglia Caroccia — tra cui la nota catena “Da Baffo” — erano stati sequestrati dalle autorità. Per Mauro e Miriam Caroccia, la Procura ipotizza i reati di riciclaggio e intestazione fittizia di beni aggravati dall’agevolazione mafiosa.

    Il ruolo della moglie di Caroccia e la chat di gruppo

    Un elemento che avrebbe orientato gli investigatori verso le conversazioni digitali è la deposizione di Barbara Tritoni, moglie di Mauro Caroccia, sentita a sommarie informazioni. Tritoni avrebbe confermato l’esistenza di una chat di gruppo denominata “Le 5 Forchette”, nella quale Delmastro, Mauro Caroccia e gli altri soci si scambiavano messaggi sull’organizzazione del locale. Questa circostanza, stando a quanto riportato dal Fatto Quotidiano, avrebbe anche avvalorato l’ipotesi che il ruolo formale di Miriam Caroccia fosse in realtà una copertura.

    Delmastro: “Non sapevo nulla, è stata una leggerezza”

    Il deputato, audito nei giorni scorsi dalla Commissione parlamentare Antimafia, ha respinto qualsiasi accusa di consapevolezza. Stando alle dichiarazioni riportate da Repubblica, Delmastro avrebbe affermato di non essere stato a conoscenza del passato giudiziario di Caroccia e avrebbe definito la sua partecipazione all’iniziativa imprenditoriale una “leggerezza”. I Caroccia, dal canto loro, avrebbero descritto il parlamentare come una persona che aveva offerto sostegno economico alla famiglia in un momento di difficoltà.

    I prossimi passi

    L’iter prevede ora che la Giunta per le autorizzazioni della Camera esamini la richiesta della Procura e si esprima in merito. Nel frattempo, gli investigatori stanno continuando ad analizzare il contenuto del telefono sequestrato a Caroccia, con l’obiettivo di ricostruire la genesi della società, i rapporti tra i soci e gli eventuali legami con gli interessi economici del clan Senese. L’esito del voto parlamentare sulla richiesta di acquisizione delle chat potrebbe segnare un passaggio decisivo per l’evoluzione dell’inchiesta.

  • Il Quad rilancia nel Pacifico: sicurezza e infrastrutture contro Pechino

    Il Quad rilancia nel Pacifico: sicurezza e infrastrutture contro Pechino

    Il Quad, che riunisce quattro democrazie con significativi interessi strategici nell’area oceanica che si estende dall’Oceano Indiano al Pacifico, si configura come uno dei principali strumenti di coordinamento multilaterale in una zona sempre più contesa sul piano geopolitico.

    Cos’è il Quad e perché esiste

    Nato informalmente nel 2007 su iniziativa del premier giapponese Shinzo Abe, il Quadrilateral Security Dialogue era rimasto per anni in stato di latenza prima di essere riattivato nel 2017 e ulteriormente istituzionalizzato nel 2021, quando i quattro leader si incontrarono per la prima volta a livello di capi di Stato e di governo. L’iniziativa non ha struttura di alleanza militare formale come la NATO, ma prevede consultazioni regolari su temi di sicurezza, cooperazione tecnologica, catene di approvvigionamento e connettività regionale.

    Il contesto entro cui opera il Quad è quello di una crescente proiezione di potenza cinese nell’Indo-Pacifico, che include il potenziamento della marina militare di Pechino, le rivendicazioni territoriali nel Mar Cinese Meridionale e le iniziative economiche della Belt and Road Initiative, con cui la Cina ha finanziato infrastrutture in numerosi paesi dell’area.

    I temi al centro del rilancio

    Stando a quanto riportato dal Sole 24 Ore, il rilancio attuale del Quad si concentra su tre assi principali: la sicurezza marittima — con particolare attenzione alla libertà di navigazione nelle acque contese —, la cooperazione energetica e lo sviluppo di infrastrutture alternative a quelle finanziate da Pechino. Quest’ultimo punto è considerato cruciale per offrire ai paesi dell’Asia meridionale e del Pacifico opzioni di sviluppo non vincolate all’influenza cinese.

    Ogni membro del gruppo porta interessi specifici al tavolo. Gli Stati Uniti puntano a mantenere la supremazia strategica nell’area e a contenere l’espansione cinese. Il Giappone è direttamente esposto alle tensioni nel Mar Cinese Orientale, dove esistono dispute territoriali con Pechino sulle isole Senkaku. L’Australia ha attraversato un periodo di forte tensione diplomatica con la Cina, culminato nel 2020 con l’imposizione di dazi commerciali da parte di Pechino. L’India, invece, pur facendo parte del Quad, mantiene tradizionalmente una postura di non allineamento e intrattiene relazioni complesse con la Cina, anche alla luce delle dispute di confine in Ladakh.

    Le critiche e le posizioni contrarie

    La Cina ha più volte definito il Quad come un tentativo di creare un blocco ostile finalizzato a contenerne la crescita e l’influenza regionale, paragonandolo a una “NATO asiatica”. Pechino sostiene che tali iniziative destabilizzino l’equilibrio nell’area e ostacolino la cooperazione multilaterale. Anche alcune nazioni del Sud-Est asiatico guardano al Quad con cautela, temendo di essere costrette a scegliere tra Washington e Pechino.

    I sostenitori del formato, al contrario, lo descrivono come uno strumento difensivo e non esclusivo, aperto a collaborare con qualsiasi paese che condivida i principi di un ordine internazionale basato sulle regole.

    Prossimi sviluppi

    Non sono stati resi noti, al momento, i dettagli di eventuali nuovi accordi o vertici in programma. La notizia del rilancio dell’iniziativa Quad giunge in un momento in cui le tensioni nello Stretto di Taiwan e nel Mar Cinese Meridionale rimangono elevate, rendendo il coordinamento tra le quattro nazioni un tema di rilevanza geopolitica che sarà certamente al centro dell’agenda diplomatica internazionale nei prossimi mesi.