Il mercato europeo dell’automobile ha archiviato aprile 2026 con un segnale positivo: secondo i dati pubblicati dall’Acea, l’associazione dei costruttori europei, nell’area comprendente Unione Europea, Paesi Efta (Islanda, Norvegia e Svizzera) e Regno Unito sono state immatricolate circa 1,15 milioni di vetture nel solo mese, con una crescita del 7% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel primo quadrimestre del 2026, il totale si attesta a quasi 4,67 milioni di unità, in aumento del 4,8% rispetto ai primi quattro mesi dell’anno precedente.
Il ritmo di crescita di aprile è inferiore a quello di marzo, che aveva segnato un +11,1%, ma rimane comunque significativo e consolida un percorso di ripresa avviato a inizio anno. Il confronto con i livelli pre-pandemia resta tuttavia sfavorevole: come ricordava il bilancio annuale 2025 elaborato dall’ACI, i volumi complessivi del settore rimangono ancora al di sotto dei valori del 2019.
L’avanzata delle motorizzazioni elettrificate
Il principale motore della crescita è la domanda di veicoli elettrificati. Nell’Unione Europea, nei primi quattro mesi del 2026 la quota di mercato delle auto completamente elettriche (BEV, Battery Electric Vehicles) ha raggiunto il 19,7%, in netto rialzo rispetto al 15,3% registrato nello stesso periodo del 2025. Le immatricolazioni di questi modelli sono cresciute del 33,8% nell’Ue, superando le 746.000 unità. Limitando l’analisi al solo mese di aprile, l’incremento sale al 38% nell’Europa allargata.
Nel dettaglio nazionale, l’Italia si distingue come il mercato a più rapida crescita per i veicoli a batteria, con un aumento del 97,2% da inizio anno secondo i dati dell’European Alternative Fuels Observatory, un osservatorio europeo sui carburanti alternativi. Francia e Germania mostrano anch’esse progressi consistenti, rispettivamente a +48,2% e +41,3% nel quadrimestre. Ai vertici europei per penetrazione dell’elettrico restano i Paesi nordici: in Norvegia le BEV hanno rappresentato il 98,6% delle nuove immatricolazioni ad aprile, la Danimarca ha raggiunto l’81,9%, mentre Germania e Francia si attestano attorno al 25-26%.
Le ibride (HEV) si confermano la scelta più diffusa nel complesso: nel quadrimestre hanno conquistato il 38,2% del mercato Ue, con una crescita del 12,6%. In forte espansione anche le plug-in hybrid (+26%), che arrivano al 9,6% della quota di mercato, trainate soprattutto dall’Italia (+99,2%) e dalla Spagna (+64,3%).
Specularmente, le motorizzazioni tradizionali continuano a perdere terreno. Le auto a benzina cedono il 17,7% nel quadrimestre e scendono al 22,5% del mercato, mentre il diesel cala del 16,1%, fermandosi al 7,7%.
Secondo una nota diffusa dall’Acea, il mercato «ha continuato a beneficiare di una forte domanda dei consumatori per la gamma di tecnologie elettrificate, sostenuta da nuovi e rivisitati benefici fiscali e schemi di incentivo nei principali paesi europei».
I mercati per paese: il Regno Unito guida, l’Italia accelera
Sul piano geografico, il mercato che ha registrato la performance più sostenuta ad aprile è il Regno Unito, con un incremento del 24% delle immatricolazioni. A spiegare questo balzo è in parte il piano di incentivi varato dal governo britannico a sostegno della mobilità elettrica: al budget 2026 si aggiungono 1,3 miliardi di sterline a integrazione dei 650 milioni già stanziati per il programma “Electric Car Grant” fino al 2028-2029.
Tra i mercati dell’Unione Europea, l’Italia chiude aprile con un +11,6%, la crescita più marcata tra i grandi Paesi. La Spagna avanza dell’8,4%, la Germania del 2,7%, mentre la Francia registra una lieve flessione dello 0,3%. I Paesi Efta risultano in calo del 2,1%.
I costruttori: Stellantis in recupero, cinesi in forte accelerazione
Tra i grandi gruppi automobilistici, il protagonista del periodo è Stellantis, che nell’Europa allargata cresce del 6,7% ad aprile e del 7,1% nel quadrimestre. Nell’Unione Europea il dato cumulato sale al +7,8% da inizio anno, con quasi 648.000 vetture vendute. A trainare il recupero del gruppo, che conta marchi come Fiat, Peugeot, Citroën, Opel e altri, è soprattutto Fiat, in crescita di oltre il 30% nel quadrimestre. Opel segna un +22%, Citroën un +9,9%. Rimangono invece in difficoltà i marchi premium e sportivi: Alfa Romeo cede il 21,4% e DS Automobiles il 18,1%.
Il Gruppo Volkswagen si conferma il primo costruttore per volumi in Europa, con oltre 308.000 immatricolazioni ad aprile e un incremento del 3,5%, crescita inferiore alla media di mercato. Tra i marchi del gruppo si distinguono Skoda e Audi, mentre il marchio Volkswagen e Porsche registrano flessioni. Il Gruppo Renault perde invece il 3,6% nel mese e il 6,5% da inizio anno.
BMW cresce del 2,4% nel mese, Mercedes-Benz del 7%. In calo Toyota (-0,8%) e Hyundai-Kia (-1,3%).
Un capitolo a parte riguarda i costruttori cinesi, tutti in forte espansione. BYD più che raddoppia le vendite nell’Ue su base annua (+114,5% ad aprile), Chery segna un incremento del 322,3% e Leapmotor supera il 400% di crescita mensile, beneficiando della joint venture con Stellantis. Nel quadrimestre, le case cinesi si avvicinano all’11% della quota di mercato europeo complessiva, secondo i dati de Il Sole 24 Ore.
In controtendenza rispetto al difficile 2025, torna a crescere anche Tesla: il gruppo di Elon Musk segna un +46,5% ad aprile nell’Europa allargata e un +61,7% nel quadrimestre.
Il contesto: incentivi e transizione energetica
L’andamento positivo del mercato si inserisce in un contesto normativo e di politica industriale in evoluzione. In Italia, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha annunciato un piano da quasi 600 milioni di euro — finanziato con fondi PNRR originariamente destinati alle infrastrutture di ricarica — per incentivare il rinnovo del parco auto, con focus sui veicoli elettrici e con criteri di accesso legati a reddito (ISEE), rottamazione e residenza in determinate aree.
Sul tema si è espresso Andrea Cardinali, direttore generale dell’UNRAE, l’associazione che rappresenta in Italia le case automobilistiche estere, sottolineando l’imprevedibilità dell’annuncio: «Siamo rimasti un po’ spiazzati dalla notizia degli incentivi, del tutto inattesi e decisi senza alcuna consultazione». Cardinali ha evidenziato il rischio di una paralisi della domanda dovuta all’attesa degli incentivi non ancora pienamente operativi, e ha suggerito come alternativa un intervento sulla fiscalità delle auto aziendali, «considerata la scadenza della Delega fiscale fra tre mesi».
Le prossime settimane diranno se gli incentivi annunciati riusciranno a tradursi in acquisti effettivi, o se — come già avvenuto in passato — l’incertezza sulle modalità di accesso finirà per frenare la domanda anziché stimolarla.